giovedì, 30 marzo 2006
Le cose hanno cominciato ad andare in modo strano da quando sono entrato nell’ufficio postale della Stazione Centrale, quello temporaneo antistante l’ingresso. Davanti hanno allestito un palco, e sopra c’era un gruppo di giovini, che ha attaccato proprio mentre entravo nell’ufficio. Suonavano una miscela di Clash stile Give ‘em enough rope “ammorbiditi” dai Green Day che mi ha subito maldisposto. Era terribilmente in contrasto la loro giovinesca “freschezza” con la clashità che cercavano di infilare nelle chitarre. Bah, pazienza. Ho sbrigato le faccende da sbrigare in Posta e sono salito sul tram n. 1 per tornare a casa. Ero da qualche minuto in viaggio quando ho spostato lo sguardo in alto, verso le targhe su cui è scritto il regolamento Atm per i viaggiatori. In basso, nella parte dedicata al trasporto degli animali a bordo mi sono fermato a leggere la sezione Trasporto di pesci e pulcini vivi. Ho scoperto che l’Atm vieta ai passeggeri di trasportare più di due pesciolini pro-capite! Pazzesco. Significa che io, se sono da solo, non posso trasportare su un tram dell’Atm più di due pesciolini per volta!!! Ma è inaudito! Ponete il caso voglia trasportare dal punto A della città al punto B n. 3 pesciolini, che faccio, ne trasporto prima due, poi torno indietro, prendo il terzo e mi rifaccio un’altra volta il viaggio? Ma non è finita qua. L’Atm vieta ai passeggeri di trasportare pesciolini e pulcini all’interno di contenitori dagli spigoli vivi e di forme e dimensioni che possano intralciare gli altri passeggeri. Ma ci pensate? Non è possibile trasportare due pescilini rossi in un enorme contenitore piramidale con angoli rinforzati di zinco, e magari tempestato di strass!!! E per di più, l’Atm vieta di trasportare pesciolini in contenitori maleodoranti: Ecco, ora non si possono trasportare i propri pesciolini rossi preferiti in contenitori in cui prima, magari, si siano sversate le deiezioni della propria iguana!!!!!  Pazzesco.
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martedì, 28 marzo 2006
Stamattina ho ricevuto una mail:

Da: alenaseredova@maimeil.net
A: ______@yahoo.it
data: 28 marzo 2006
cc: info@orvas.org
oggetto: [No subject]

So chi sei.

Niente di particolarmente originale. Anzi, devo dire, come minaccia davvero modesta. Ho sorriso di tanta ingenuità. Ho sorriso e ho sentito una frustata di adrenalina alla base del collo e tendersi i muscoli degli addominali, e la schiena drizzarsi sulla sedia girevole. Ho sentito la forza neutralizzata dall'intelligenza sublimarsi in volontà di potenza. Ho aspirato avidamente  l'idea di una sigaretta trionfante (ho smesso due mesi fa, quando ho pensato che un mozzicone lasciato inavvertitamente davanti alla stazione di una metropolitana avrebbe potuto diventare un indizio).
Perché per me, che lavoro nel sistema informatico di un grande ospedale, risalire alla vera identità del mittente è stato veramente facile.

Dopo dieci minuti ho risposto:

da: _______@yahoo.it
a: alenaseredova@maimeil.net
data: 28 marzo 2006
oggetto: Re: [no sublject]

| So chi sei

Anch'io.
postato da: bsq alle ore 12:40 | Permalink | commenti (1)
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sabato, 25 marzo 2006
Sta diventando un vizio. Mi piace leggere i regolamenti dell’Atm affissi in metropolitana e sui tram. L’altro ieri mi studiavo quello della Metro. Al punto 21 dell’art. 4 si fa divieto ai viaggiatori di utilizzare le bocche d’acqua presenti nelle stazioni. Ma ci pensate? Non è possibile farsi una doccia, per quanto frettolosa, all’interno delle stazioni della metropolitana milanese!!! Che amarezza.
postato da: melpunk66 alle ore 12:34 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 24 marzo 2006
Allora, io volevo dire questo.
Signore e Signori,
Sono il vostro nuovo sindaco. Quello attuale ha sancito che siamo tre milioni di primi cittadini.
Pertanto, io mi ritengo investito da tanta autorità, libero di sancire, disfare, sbrigare, dall'alto
dei poteri conferitimi dal predetto.
Poca demagogia qui, si fa come dico io e basta. Chi non d'accordo è pregato trasferirsi.
Il mio programma, frutto di meditate analisi sull'attuale situazione si concentra su pochi, concisissimi, punti.
Traffico.
Esproprio di una fascia di 20 metri per ogni strada consolare che si dipana dal raccordo anulare, a raggiera, lungo tutta la circonferenza dell'anello. Tale esproprio, vedrà indennizzati i proprietari dei terreni (siano essi costruiti o destinati alla coltura dei broccoletti) per una lunghezza di chilometri trenta e settecento, con buoni fruttiferi postali, ed azioni Parmalat e bond argentini a lunga scadenza (UHT).
Coloro che opporranno resistenza, adendo ricorsi legali tramite TAR verranno immediatamente imbarcati, e ospiti del comune, spediti sine die ad Abu Grabhi, ridente albergo iracheno, fin tanto che non desisteranno da tali propositi ed addiverranno a più miti pretese.
Su tali territori espropriati verranno immediatamente installate linee di metropolitana leggera con stazioni ogni 5 chilometri. Si tratta di 6 stazioni per ogni consolare. Sul rimanente spazio verranno realizzate delle corsie tali da consentire l'allargamento delle attuali carreggiate ed abbattere i tempi di percorrenza.
Va da se che tale allargamento riguarderà anche il GRA che passerà dalle attuali 6 carreggiate (3 per senso di marcia) a 12 carreggiate (6 per senso di marcia). Sotto alle nuove carreggiate verrà realizzata una linea metropolitanea sotterranea ad anello, che ricoprirà tutta la circonferenza del raccordo, permettendo a coloro che dovessero provenire da una delle tante consolari di potersi spostare agevolmente senza dover arrivare in centro per recarsi verso una delle altre consolari.
Il Presidente della Repubblica verrà espropriato per una fascia di metri venti, della sua attuale tenuta di Castel Porziano lungo tutta la lunghezza della Cristoforo Colombo. (tale esproprio consentirà la realizzazione, in tema con le altre consolari, delle corsie allargate in superficie e sotto la quota stradale di un lungo tragitto di metropolitana, intervallato con da stazioni dotate di centri commerciai, dotate di impianti wireless per la connessione alla rete eccetera). Dagli altoparlanti si ascolterà blues che, come saprete, predispone al bello e alla voglia di lavorare.
La pineta di Castelfusano verrà espropriata totalmente. Mandati a casa tutti gli organismi che attualmente se ne occupano, con impegno schizoide, per metter fine al solito balletto di scarico responsabilità, ogni qual volta, come da ogni estate in qua, ne vada a fuoco qualche ettaro. Prima che essa venga distrutta del tutto, verrà interamente recintata, dotata di impianto d'allarme anti-intrusione e costantemente vigilata da un corpo di polizia istituito ad hoc da un unico e supremo Ente che la gestirà, pretendendo, se del caso, un ticket a prezzo politico per tutti coloro che ne volessero usufruire (pic-nic, footing, gite in bicicletta, passeggiate, camporelle ect.). La pineta a sera verrà chiusa. Qualunque prostituta verrà beccata a prostituirsi, ed i relativi clienti, condannati con dei democratici programmi di recupero, a ripiantumarla a seguito del disastroso incendio, come in una sorta di contrappasso dantesco, per riportarla ad antico rigoglio.
Verrà continuata l'opera di domolizione di qualsiasi opera in muratura realizzata sull'intero arenile di pertinenza del comune. Da Fiumicino a Torvaianica verrà demolito tutto. Il mare tornerà ad essere visibile.
Verranno realizzate linee metro leggere e vietato il transito con le autovetture nei giorni festivi. Sono alla studio la realizzazione di numerosi parcheggi interrati per consentire a coloro che avessero in uggia l'utilizzo di detta linea ferroviaria, di parcheggiare la loro autovettura al disotto del piano stradale e senza costituire offesa estetica al paesaggio.
Verrà impedito, come d'intesa con le riserve espresse dal Sig. Nicolini Renato in un articolo apparso il giorno 9 di marzo 06 sul corrsera, in cronaca di roma, all'assessore NON MI RICORDO COME SI CHIAMA, di demolire i grattacieli dell'eur attualmente sede del ministero delle finanza. Allo stesso verrà offerto un soggiorno premio nella località di cui sopra, allo scopo di rieducarsi, egli stesso, in compagnia dei proprietari terrieri espropriati e soggetti a programma di rieducazione in dodici fasi. Di Godzilla ce n'è bastato uno. E teniamo tutti famiglia, con la quale vorremmo passare più tempo, di quello che l'ignavia dei nostri amministratori, fin qui, ci ha concesso. Ecco, avrei finito.
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lunedì, 20 marzo 2006
Stamattina mi sono messo in fila alla cassa del bar aziendale. Saremo stati in tutto una ventina. A mano a mano che avanzavo mi voltavo indietro: per curiosità e per paura.

La collega che avevo davanti, con un cappotto rosso scuro sulle spalle di lana grossa, era molto più alta di me e mi impediva di vedere l’inizio della fila. L’unica cosa che vedevo erano le ciocche dei suoi capelli disordinate, sparse sul bavero alto del cappotto, di antica foggia maschile. Eravamo tutti in silenzio, si sentiva solo il rumore delle macchinette del caffè e dei piattini che urtavano elegantemente l’uno sull’altro fra le mani esperte dei baristi.
La donna davanti a me aveva gambe grosse e piedi sottili, che calzavano mocassini accollati. Questo era tutto quanto riuscivo a vedere.
La fila procedeva lenta, come al solito, forse un po’ più lenta del solito. Io tenevo le mani in tasca – indossavo il cappotto anche io, da quando hanno drasticamente diminuito il riscaldamento è indispensabile – giocherellando con le due monete, una da 1 euro l’altro da 50 centesimi, che mi ero portato per non girare con il portafoglio, lasciato nel mio cassetto chiuso a chiave, nella mia stanza: chiusa a chiave.
Arrivato il mio turno mi rendo conto di avere la mano sudata.
Alzo lo sguardo: davanti a me, al posto della cassiera abituale, vedo seduto un volontario dell’ORVAS. Il cappello appuntito scivolato sulla nuca e l’aria annoiata. Fissandomi inespressivo mi fa: “Documenti.”
L’ho guardato per due o tre secondi con la testa vuota.
“Allora?” Ha incalzato quello, senza alzare la voce.
“Li ho lasciati giù, nella mia stanza. Non credevo… insomma, da quando?....”
“Se non me li mostra io non posso fare lo scontrino”.
“Ho il badge”, ho detto indicando il petto dove ritenevo che il badge con la mia fotografia stesse dondolando tranquillo.
“Non vedo niente”, ha detto quello.
Aveva ragione: la cordicella penzolava orfana del badge, e chissà da quanto tempo. Mi sono guardato intorno, ma del badge non c’era traccia. D’altra parte se mi fosse caduto mentre stavo in fila dubito che qualcuno, vedendolo in terra, l’avrebbe raccolto per riconsegnarmelo. La fatica di abbassarsi avrebbe avuto come unico fine quello di intascarselo per poter poi ricattare il legittimo proprietario.
“Mi conoscono tutti!” ho cercato allora di protestare.
Stamattina ho imparato una cosa: quando hai una fila di 20 persone dietro, non esistono amici; scordati che qualcuno possa alzare la voce per dire di conoscerti. Sei solo un ingombro di cui non si vede l’ora di disfarsi. Senza alcun diritto. Sei solo l’idiota di turno che ti sta facendo perdere tempo.
 E’ quello che penso anche io, non posso lamentarmi.
Mi sono sfilato inciampando goffamente. Il vecchio dell’ORVAS era già con gli occhi concentrati su documento del cliente successivo.
Sono tornato nel mio ufficio. Avevo ormai consumato quindici dei venti minuti di pausa: non avrei mai fatto in tempo a recuperare il documento, rifare la fila e aspettare, al bancone, il cappuccino.
Mentre mi sedevo alla mia scrivania è squillato il telefono.
Dall’altra parte della cornetta la voce di una donna.
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sabato, 18 marzo 2006

ri-pubblico qui un post che (ahimè) già pubblicato sul mio blog (http://cletus1.clarence.com) è di un'avvilente attualità  (per il fatto che le code non sono sparite...e che a breve si terranno le elezioni comunali).

A te che nella stessa ora che io sto pagando per le tue non scelte starai comodamente seduto in poltrona, con la testa della tua segretaria particolare adagiata sulle tue ginocchia.

A te che, se cosi non fosse, starai al tuo solito in un ristorante, dove sia ben chiaro pagherai un cazzo, ospite da ingrassare quale sei, del palazzinaro di turno, che te lo deve…

A te che dovro' aver visto chissà quante volte nel corso di questi anni, di volta in volta alle conferenze di turno, adeguatamente ripreso dalle tivu locali e non.

A te che a scuola non dovevi esser stato un drago, ignorante come sembri di elementari regole di idraulica(*).

A te che se proprio devi usare la macchina ce l'avrai con l'autista e con il beneficio di percorrere, a sirene spiegate, la corsia d'emergenza…incurante del "risultato" del tuo lavoro.

A te che pretenderesti venir ri-eletto, mica per altro ma perché magari cosi il mutuo per la seconda o terza casa te lo paghiamo noi contribuenti con uno stipendio che, in momenti di auto esaltazione dovrai pur considerare inadeguato alle tue (supposte) virtù-capacità.

A te che regali nella vita di ciascuno di noi attimi cosi importanti e necessari per chiedersi, introspettivamente, chi cazzo siamo, cosa facciamo, e soprattutto dove cazzo stiamo andando, incolonnati su arterie da strapaese, inadeguate a contenere l'utenza di interi quartieri che tu, dall'alto della tua carica di assessore all'urbanistica hai felicemente concesso di edificare senza curarti minimamente del come cazzo faccia poi la gente che vi andra' ad abitare (e quella che già vi abita) a muoversi se non gli adegui le arterie stradali, se non li doti di infrastrutture adeguate (e non una ferrovia progettata con un lampo di genio da qualche urbanista un po piu' ferrato in materia che all'epoca del fascimo ebbe il guizzo…).

A te che vorrei vedere, francamente, dopo aver riavuto indietro tutti gli stipendi che tu e i tuoi colleghi avete percepito indegnamente (alla luce della qualita' del vostro lavoro fin qui), fermo ad un qualsiasi semaforo a respirare l'aria benefica dei gas di scarico, spazzola lavavetri in una mano e l'altra a palmo teso nel chiaro, inequivocabile, gesto di chiedere aiuto per sostenere il tuo non piu' agiato tenore di vita, sulle nostre spalle.

Ecco, a te, chiunque tu sia stato, devo la grazia dello spreco di innumerevoli ore della mia giornata, fermo incolonnato come un coglione in prima e seconda per chilometri, legato all'intelligenza del vigile urbano di turno che ti fa defluire, nonostante il rosso di un semaforo cosi bizzarro, nel fiume di lamiera gommata, che sembra anacronistico e fuori luogo quanto una bandiera americana piazzata sul suolo della luna.

 

Mi guardo allo specchio…è tardi. Non ho una bella cera. La riunione comincia fra poco e cazzo devo smetterla di bere cosi ogni sera..spero che la campagna finisca presto e ste benedette elezioni archiviate….

Toc Toc…Assessore…la riunione comincia…si sbrighi !

 

* la regola di idraulica recita: se all'incremento della portata non si adegua la sezione di un tubo, il tempo che ci metterà un liquido a defluire attraverso aumentera' in modo esponenziale.

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venerdì, 10 marzo 2006
Perché, ogni mattina, mentre esco dai varchi della metropolitana di Loreto, qualcuno cerca di infilarsi in senso contrario, bloccando il flusso di passeggeri in uscita? Perché quando i passeggeri scendono dalla metro, ma solamente la sera, si precipitano fuori come un’unica inflessibile colonna che non ammette ostacoli o deviazioni, travolgendo chiunque proceda nel senso inverso? Perché, in pratica ogni giorno, non è possibile entrare nei vagoni perché alcuni passeggeri bloccano l’accesso? Perché sugli schermi presenti all’interno delle fermate si deve vedere la pubblicità del Casinò di Lugano? Perché molti passeggeri si precipitano con violenza verso le porte dei vagoni che si stanno chiudendo pur di non perdere il treno, anche se la frequenza delle corse è di un minuto e mezzo? Boh. Proverò a scrivere una lettera sottoponendo i miei interrogativi a qualche testa pensante: Vittorio Sgarbi, o Paolo Guzzanti, o Maurizio Costanzo, o Randy Ingerman. Devo capire.
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lunedì, 06 marzo 2006
Stamattina ho trovato i volontari dell’ORVAS davanti al portone di casa. Hanno cominciato a mettere in fila i passeggeri della metropolitana direttamente all’uscita dei palazzi. Sono più del solito. Le loro divise nere lucide brillano sotto i lampioni. La nebbia e la pioggia sottile sbavava dentro i loro colletti, scivolando spessa dal berretto da patrolman americano largo e pieno di punte, come una stella caduta e spiaccicata a terra dopo aver perso la sua cometa.

Ci siamo messi in fila disciplinatamente sul marciapiedi, infreddoliti e silenziosi, io e Lucia. La signora del piano di sopra, sempre molto gentile. Secondo me fa parte dell’Organizzazione, avrei quasi voglia di domandarglielo. Avanziamo lentamente. Da ogni portone affluiscono viaggiatori della Metro inquadrati nella fila che ora si snoda lunghissima lungo tutto il marciapiede. Le strade sono quasi deserte. E’ quasi l’alba, sta ricominciando a piovere, e fa freddo.
Lucia ha i capelli rossi, che le escono da un cappuccio di lana calato sui grandi occhi castani e una giacca di lana colorata secondo me non abbastanza calda, è minuta, bassina, credo sia spagnola, ma parla molto bene l’italiano. Indossa un paio di pantaloni larghi, di foggia militare e scarponcini da trekking. In mano regge una busta di plastica resistente con dentro una bottiglia d’acqua da un litro e mezzo e una busta più piccola, di cellophane con quello che sembra essere un panino. Attorcigliato ai manici della busta intravedo il badge dell’ufficio. Non riesco a distinguere quale. Ha quarantina d’anni e mi ricorda qualcuno. Ci salutiamo appena.

Un tizio dell’ORVAS si avvicina e mi guarda negli occhi. Ha la pelle olivastra, il naso ammaccato e ha la bocca circondata da un pizzetto imbiancato dall’età, una cosa da esule cileno. Non può sapere nulla di me e dell’Organizzazione, sono tranquillo. Alza il braccio, con l’indice inguantato all’altezza della mia spalla mi fa: “Un uccello” e sorride sotto i baffi. Mi chiedo a che ora si sia alzato e a che ora andrà a letto e dove abita. Corrono voci che abbiano costruito in periferia degli alloggi per i volontari della sicurezza. I quali non percepiscono stipendio, è vero, essendo appunto volontari, ma ricevono di tanto in tanto delle gratifiche, questo me lo ha detto una signora che era davanti a me nella fila all’Ufficio postale giorni fa, e da come ne parlava sembrava poteva benissimo essere la moglie di uno di loro, e ha detto anche che stavano pensando a degli incentivi, tipo agevolazioni per l’assegnazione degli alloggi, ma non so davvero il motivo di questi incentivi, visto che c’è la fila agli uffici del reclutamento, specie nelle ultime tre quattro settimane, da quando i successi dell’Organizzazione hanno messo in ginocchio la società della Metro e umiliato i controllori, abbandonati anche dal sindacato.

Effettivamente sulla spalla c’è la macchia fresca e viscida del guano di uno storno. Mi volto verso Lucia, come per scusarmi dell’indelicatezza e della volgarità. Il volontario dell’ORVAS tira fuori l’ultima sigaretta di un pacchetto di MS ma non ha come accenderla. Continua a guardarmi come se si aspettasse da me un aiuto.
Lucia intanto si era voltata, e leggermente chinata in avanti a sua volta sembrava stesse cercando di accendersi una sigaretta. Quando è tornata a guardare nella mia direzione, mi sono accorto che in realtà la sigaretta stava finendo di rollarsela. L’operazione era complicata dal sacchetto, che aveva agganciato all’avambraccio, e dalla borsa. Il volontario la fissava con un sorriso compiaciuto e complice, nel quale vedevo mescolarsi sorpresa e disprezzo, e un tentativo abbastanza assurdo di rendersi magnanimo: come se il suo gesto avesse una qualche rilevanza morale, se non penale. Come se si fosse preparata uno spinello.
Lucia lo ha guardato indifferente, lasciandolo più solo nella sua arroganza. Poi, dopo aver riposto il sacchetto del tabacco nella borsa, ha fatto un passo nella sua direzione e gli ha acceso l’accendino sotto la sigaretta.
Il volontario si è chinato leggermente, assottigliando le gote ruvide per aspirare con forza e alla fine soffiando il fumo in faccia a Lucia, che è rimasta lì, immobile. A quel punto si è accesa la sua sigarettina fragile, umida di saliva e di pioggia e dopo un ultimo sguardo al vecchio volontario è rientrata nei ranghi della fila.
postato da: bsq alle ore 20:33 | Permalink | commenti (4)
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giovedì, 02 marzo 2006
Su un vagone del metrò, linea 3, in direzione Porta Romana. Due coppie di anodini cinquantenni cariche di sacchetti dello shopping. Le donne stanno in silenzio ma squadrano B. dalla testa ai piedi. Gli uomini parlano delle fermate che vedono scorrere lungo il tragitto. Ognuna riporta loro qualche reminiscenza lavorativa: un ragionier Taldeitali, il capoarea Talaltro… Uno dei due ha gli occhiali da sole con un cordino giallo su cui è scritto: COMPAGNIA DEL MAR ROSSO. Una delle signore, invece, ha scritto sul retro della maglietta: PATAGONIA. Chissà cosa ci sarà scritto sulla biancheria intima: KILIMANJARO?
postato da: melpunk66 alle ore 21:31 | Permalink | commenti
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giovedì, 02 marzo 2006

La cosa, più o meno è andata cosi.

C'era questa grande macchina piazzata di traverso sulla carreggiata.

Dentro due tipi di una certa, messi mica tanto bene.

Ridevano.

Come matti.

Davano manate sul cruscotto a palmi aperti e sbam giù forte che si sentiva da fuori anche se avevano i finestrini tirati su.

Uno aveva una camicia a scacchi.Una di quelle flanellone, a dominanza di colori blù. L'altro aveva una giacca a vento rossoferrari di quelle che ti regalano se fai il pieno di benzina da qualche parte.

Fuori la temperatura sarà stata vicina allo zero. Freddo.

E insomma, sta scena assurda con questi due, di traverso, sul raccordo, nella vita, incuranti della ragnatela impazzita che tutti contribuiscono, più o meno consapevolmente, a tessere ancora.

La gente, dopo buoni venti minuti è scesa quasi tutta.

Il raccordo bloccato, e sti due, serafici, a ridere di santa ragione, come stessero su Urano.

Le frasi delle persone intorno, da incorniciare.

Cazzo c'avranno da ridere ? Faccio tardi, cazzo !

Senta, potrebbe spostarsi ?

State occupando un'arteria di pubblica utilità !

Avete chiamato il 113, la municipale, i carabinieri ?

Sono un carabiniere in pensione, toc toc picchiettando sui finestrini cercava di dissuaderli dal continuare a ridere cosi.

Che è successo ?

Possibile che pe sti du stronzi dovemo sta le ore cosi ?

Mo, n'grano la prima e me li incollo fino a Porta Furba, ha detto un omone sceso da un TIR carico di maiali.

Questi niente. Continuavano come se la cosa non li riguardasse.

Alla fine ha cominciato a piovere. Qualcuno piangeva, qualcun altro tentava di spostare la macchina. Altri ancora, incollati ai telefonini informavano della cosa l'umanità tutta.

Dopo un po che pioveva, l'uomo al volante ha abbassato il finestrino, scaraventato una bottiglia di birra, vuota, contro lo spartitraffico in cemento, messo in moto, ingranato la prima che nemmeno le trombe del giudizio, e rilasciando una nube di gas scuri come il peccato, semplicemente, se n'è andato.

postato da: cletus alle ore 17:59 | Permalink | commenti (1)
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