Stamattina, mentre facevo disciplinatamente la fila per entrare in un vagone della Linea B, ai lati della porta per favorire l’uscita dei viaggiatori, ho pensato che è arrivato il momento di rendere pubblico quello che sta succedendo. Vanità personale? Fate voi.Devo premettere che personalmente non ho niente contro la metropolitana. Contro la società che gestisce il servizio, dico. Sono un abbonato. La metro funziona discretamente; qualcuno vi dirà: no, non funziona bene per niente, ma in realtà prima funzionava peggio. C’è la radio, diffusa in tutte le stazioni: un notiziario ogni mezz’ora e musica discreta. Certo, mi piacerebbe che si facesse meno attenzione alla radio e più ai treni. Non va bene che nell’ora di punta si aspetti sette minuti, anche se i successivi treni poi passeranno a distanza di due minuti l’uno dall’altro. Però sarete d’accordo che quando sul display l’avviso dice che il treno arriverà fra sette minuti non sono mai veramente sette minuti, cinque, cinque e mezzo al massimo. Provate a cronometrare, come faccio io.
Malgrado tutto ciò (e non vi sto a parlare delle scale mobili, altro bel capitolo, o del fatto che in quasi tutte le stazioni ci piova dentro), io non sono di quelli: ah, la metro, fa troppo caldo, c’è troppa gente, si sta stretti come sardine, non passa mai.
Fa caldo, quando fa caldo, non sempre, poi le cose sembrano migliorare; ci sono i nuovi vagoni, bianchi scintillanti, con dei simpatici video che in un silenzio innaturale illustrano l’efficacia del servizio. La gente c’è dappertutto; non passa mai è un’esagerazione. Stare uno appiccicato all’altro è una sensazione forse sgradevole ma ha i suoi lati positivi. Sempre meglio che starsene chiusi nella propria scatola di pelle e plastica, con i vetri appannati e illudersi di muoversi, di seguire la propria strada. Starsene chiusi nel vagone della metro, e sentire la corrente d’aria appiattirsi lungo i finestrini, nello spazio millimetrico che ci divide dalle pareti ricurve e stare immobili, seguendo il profumo della signora accanto, o l’odore di cipolla del pakistano di dietro, tutto questo per me non ha prezzo. E’ un modo caloroso di stare in fila, a parte il fatto che comunque ci si muove, si arriva a destinazione in un tempo relativamente appropriato, tranne quando il servizio si blocca senza un avviso, senza un motivo, ma quelle sono eccezioni, potrà capitare sì e no un paio di volte alla settimana. Allora il fiato sul collo del vicino, il profumo della signora accanto, la scollatura da evitare della ragazza di fronte sono passatempi che la coda automobilistica non potrà mai regalare.
Però c’è qualcosa che non mi va giù. Quello che mi sarei aspettato dalla società che gestisce la Metro è che dicesse una roba tipo: facciamo quello che possiamo, ci dispiace che il servizio non sia niente di che, dovete avere pazienza, in compenso… In compenso.
No: non c’è nessun compenso, niente, nemmeno una stretta di mano, un grazie. Niente di niente. Anzi. La società che gestisce la metropolitana negli ultimi tempi ha intensificato i controlli per stanare i viaggiatori senza biglietto.
Lasciamo correre, dico io. Il treno arriva con sette minuti di ritardo? Bene, io non ti rompo le scatole con questa storia del biglietto. La scala mobile è sempre sfasciata e tu ti devi fare duemila scalini a piedi, con la valigia o la carrozzina? O con le stampelle? OK, abbi pazienza, nel frattempo io non ti sto lì con il fiato sul collo.
Entrare nella metro senza pagare è la cosa più facile del mondo. Praticamente te lo lasciano fare. Perché l’ingresso è libero? Non lo trovo giusto. Anzi la ritengo una vera e propria truffa. Una cessione impropria di diritti che ti viene fatta pagare con gli interessi: io ti faccio entrare, rinuncio al mio diritto di controllare se hai fatto il biglietto, ti do – di fatto – il diritto di entrare anche senza pagare il biglietto, ma se ti becco dimenticati che il servizio fa schifo, dimenticati che hai fatto tremila scalini a piedi, con la gamba immobilizzata da un tutore perché ti sei operato al crociato del ginocchio sinistro che mica guarisci in tre mesi come i calciatori. Dimentica di avere diritti: tu sei solo uno sporco ladro e io sono la legge e te la faccio pagare.
Per questo ho deciso di prendere le mie contromisure. Sia chiaro: non l’ho fatto per me. Io ho l’abbonamento annuale. Per tutti gli altri. Anche per tutti quelli che non pagano le tasse. Per una questione di principio.
Sapete, all’inizio è sempre una questione di principio.
[ continua ]





