E' ufficiale, ieri, addi 12 del mese di luglio dell'anno di grazia 2006, Roma, per bocca del suo Primo cittadino (o almeno del primo dei tre milioni dei primi cittadini, come ama dire lui), ha pubblicamente rinunciato a presentare la propria candidatura per ospitare i giochi Olimpici del 2016.
In un laconico servizio televisivo del TG3, tale scelta è stata motivata per il mancato sostegno di "un certo quadro di relazioni politiche di sostegno". In un'ottica di REAL-POLITIK, in un primo tempo era stata offerta al Sig. Letta "quale profondo ammiratore di Roma" la poltrona di presidenza del nascituro comitato olimipico. A fronte del suo niet, dopo un primo, entusiastico accoglimento di detta carica, devono aver fatto una sorta di conta, e deciso di risparmiare alla città tutta, un altro decennio di sofferenza (giubileo et rutelli docet).
Chi l'ha detto che i nostri amministratori son privi di cuore ? Che non abbiano cura delle pene che una scelta del genere potrebbe infliggere alla cittadinanza ? Si tratta di un piccolo, concreto, segno di resipiscenza, che va salutato come il possibile avvio di un'inversione di rotta.
Basta con i raffazzonati comitati che strapazzano il tessuto urbano già provato dall'allegra assenza di uno strumento urbanistico come il PRG per tanti anni. Cosi come basta con i regali al ceto degli ex-palazzinari. No, Roma, a veder bene, per via dello scarso spessore professionale di chi è preposto a dirimere siffatte questioni, ha sostanzialmente perso un'occasione. E di dilettantismo, francamente, è stanca.
Consapevoli che detta scelta di fatto sottrarrà a questo blog materia cui attingere (in un'ottica di totale delirio, ci si aspetta che il creativo di turno insceni e metta in onda l'ennesimo reality magari ambientato, sostituendo gli alberi con le automobili, come il Marcovaldo di Calvino, in una coda ferma da giorni su un tratto, a caso, del grande raccordo anulare).
Ci si augura che non ci ripensino…





Si avverte la gentile clientela che il titolo del